“E poi, e poi e pur sempre altrove
 che io comunico….”
Jules Laforgue



Etica dell'esercizio, ossia consequentia mirabilis, dimostrazione e affermazione del metodo.


Scriviamo qui di affezioni, dell’essere affetti da idee. Pratica, esperimento ed esercizio.
E’ cupidità immoderata* che tende verso il nucleo, l’Uno, il Vero. 
E rimuove, ma allo stesso tempo avvicina la catastrofe, l’errore, il Singolo.
O scosta come costole spurie che mai sterno sfioreranno. E genera, sì, l’opera. 
Studi verso l'assoluto che il sé impone sono assoluto stesso. Senza tregua l'attributo aliena, emancipa, trasumana.
"Non esiste alcun testo scritto", ma questa affermazione è scritta.
Idee-supera-traduzioni, riproduzioni e lapsus linguae, laconiche ripetizioni seriali d’equazione: proposizione-dimostrazione. 
Deleuze presenta Masoch attraversando K. Ebling. Ed Ebling raccoglie attentati d’abominevoli crimini, disordini sessuali con immancabile freddezza scientifica. Ma ecco che a pagina 396 il suo tono cambia. Umanizza s’una irrilevante perversione (se con le altre confrontata): quella dei "collezionisti di trecce". Ebling è qui nudo. una tale caduta umana, un tale cedere a grammatiche più intime, lo distolgono dalla solita parossistica anestesia linguistica. Ecco il caso limite che genera errore, che provoca fratture, che opera arte. 


Valentina Dell’Aquila. Dicembre 2013.