L'AGO IN CUORE



Eppure sì! L'impulso era di affidarmi all'orribile, orribile, orribile avvenimento al fine di esaltare la pietà filiale, figurarmi il fatto in tutta la sua irrefutabilità poetica, far gridare l'ultimo grido al sangue di mio padre, caldarmi        Ðüèïò ôïý åßíáé$)! ho preso gusto all'opera, io! Poco per volta dimenticai che si trattava di mio padre assassinato, spogliato di quel che gli restava da vivere in questo bel mondo (pover'uomo, pover'uomo!), di mia madre prostituita (visione che mi ha distrutto la Donna spingendomi a far morire di vergogna e di consunzione la celeste Ofelia!), del mio trono, per finire! Me ne andavo a braccetto con le finzioni di un bel tema. Che sia un bel tema, è indubbio! Rifeci il lavoro in versi giambici, intercalai accessori profani, espunsi dal mio vecchio Filottete una epigrafe sublime. Sì, scavavo i miei personaggi più addentro del vero! forzavo i documenti! Con immutato genio ho difeso la causa del bravo eroe e del pessimo traditore! Poi a sera, dopo aver ribadito un'ultima rima con una tirata a effetto, mi addormentavo sorridendo beato alle domestiche chimere, come un onest'uomo di lettere che col lavoro della penna mantiene una ricca prole! Mi addormentavo scordando di rivolgere le mie preghiere alle due statuine di cera e di ritorcergli l'ago in cuore! Va va, istrione! Guardatelo il piccolo mostro!